| 10/11 Settembre 2005
"Imperessioni di Settembre" La recensione: http://guide.supereva.com/musica_progressive/interventi/2005/09/224971.shtml
Una
primavera discografica a Genova L’esperienza
“alternativa” e “indipendente” della Magma/Grog di
Riccardo Storti Il
1973 fu un anno importante per la “galassia” New Trolls: il gruppo più
noto della città, data alle stampe l’ultima fatica (UT) alla
fine del 1972, decide di sciogliersi, iniziando una lunga battaglia legale
sulla proprietà del nome e relativa eredità dello stesso. Si
sa come andò a finire e non è di questo che si vuole parlare, bensì di
una fondamentale iniziativa discografica che, proprio in quel critico
1973, prese avvio con le più brillanti premesse e rosee prospettive.
L’idea venne in casa De Scalzi: Vittorio, lasciata alle spalle
l’esperienza delle Visioni e di St. Peter’s Day, cominciò
a guardare alla musica della successiva generazione che stava muovendo i
primi passi nel mondo del progressive rock nazionale. Già i primi stimoli
si fecero vivi, durante l’ultimo Palermo Pop, quando addirittura i
giornali dell’epoca rivelarono contatti tra il futuro discografico De
Scalzi ed esponenti internazionali (gli ungheresi Omega e i Jackson Height
dell’ex Nice Lee Jackson). Il fratello minore Aldo, appena quindicenne,
durante il Meeting Pop Festival di Genova (1972) rimase talmente colpito
dagli sconvolgenti Pholas Dactylus da contagiare Vittorio (si dice che da
lì scoccò la scintilla “discografica”…). Sullo
sfondo di questo entusiasmo, si inserisce una figura familiare risolutiva:
il padre Gianni, nella vita di tutti i giorni gestore di un noto
ristorante di Sturla. Da sempre attenta presenza, anche manageriale, nella
vita musicale di Vittorio e, quindi, dei New Trolls (fu lui ad attivarsi,
ai primordi, quando si trattò di “spedirli” a Sanremo), Gianni De
Scalzi colse l’attimo propizio per assecondare le attitudini di Vittorio
e, perché no, coinvolgere già il giovanissimo Aldo (e, magari i suoi
compagni della Scuola Tedesca di Via Caffaro, non ancora consapevoli di
covare un picchio!), dove avrebbe imparato i rudimenti della bottega. In
fondo Vittorio aveva già una buona esperienza, il talento c’era e la
notorietà non mancava. In più lo studio G di Via Fieschi costituiva
un’ottima base di partenza. Così,
nel marzo del 1973, nasce la Magma, la prima casa discografica genovese
rivolta esclusivamente al pop. Una label piccola, minore ma comunque
agguerrita, sull’esempio di altre “terribili” etichette
“indipendenti” quali la Bla Bla (del trio Massara, Battiato e Sassi) e
la Cramps. Certo, per la Magma il discorso va impostato in maniera
diversa: niente di politicizzato, né di trasgressivo, solo “ricerca”
di buona musica, prodotti di qualità ma capaci di conquistarsi una degna
fetta di mercato. Un occhio a Genova e dintorni (il catalogo accoglierà
qualche “esperimento” dialettale, in cui la mano del rocker Vittorio
svecchierà quel tipo di repertorio attualizzandolo e, soprattutto,
nobilitandolo poi con altre etichette locali) e un altro al Bel Paese. Il
primo passo, ad Aprile, con Alphataurus, band lombarda, prodotta da
Vittorio De Scalzi. L’album omonimo è lanciato come una novità
assoluta e, in effetti, i suoni sono corposi, ben curati, fedeli al
progressive d’oltremanica con aggressivi inserti hard ad effetto,
insomma un buon esempio di “crossover” tra gli E.L.& P. e i Black
Sabbath, Le Orme e i Led Zeppelin. Quindi fu la volta degli eccentrici
Pholas Dactylus: come già in parte accennato, l’ammirazione di Aldo
contagiò a tal punto Vittorio da fare affermare a quest’ultimo: “Mi
avevano talmente entusiasmato che pensai di creare un’etichetta per
aiutare un gruppo simile che nessuno voleva produrre a causa di uno stile
insolito, estroso ma geniale” (cit. in Riccardo Storti, Codice Zena,
Milano, Aereostella, 2005, pag. 20). E così fu. Il loro Concerto delle
menti fu anche un’ottima intuizione artistica, benché questa pietra
miliare del progressive italiano, rimase un prodotto elitario. Intanto
Vittorio portava avanti la sua “storia” musicale con i New Trolls…
Atomic System. Sarebbe stato bello chiamarsi sempre New Trolls. Lo stesso
pensavano anche i fautori di UT (Nico, Gianni, Frank e Maurizio
ovvero Di Palo, Belleno, Laugelli e Salvi) che dovettero presto
rassegnarsi ad un “punto interrogativo” quasi anonimo per il loro Canti
d’innocenza canti d’ esperienza. Era iniziata la battaglia legale
per il nome… Ma
parlavamo di Vittorio. E Giorgio D’Adamo, che “abbandonò” i New
Trolls poco dopo il Concerto Grosso, causa naja, venne richiamato
da De Scalzi che, insieme al jazzista Baiocco e al tastierista Rosset
(amico di vecchia data), stava approntando nuovo materiale per un disco. A
quel punto, si trattava solo di salire allo Studio G, dare avvio ai nastri
e registrare. Magari con un batterista all’altezza della situazione. Le
parti erano già pronte, quindi fu sufficiente passarle al drummer che,
sedutosi allo sgabello della batteria, fece segno di fare partire la base
e via. Pochi in Italia sarebbero stati in grado. E Tullio De Piscopo era
uno di questi. Arriviamo
così alla terza uscita, New Trolls Atomic System, l’album più
fedele ai canoni progressive uscito dalle fucine genovesi. I riferimenti a
Jethro Tull, Genesis, E.L. & P., Gentle Giant e PFM erano una certa
garanzia di qualità. Così come l’approccio polistrumentistico di
Vittorio, saltellante dalla chitarra al flauto traverso, dal clavinet ai
synth, sempre sfoggiando capacità vocali senza eguali. Il
tempo passa e arriviamo così al 1974: dall’altra parte, il “punto
interrogativo” si trasforma in Ibis e Gianni Belleno viene accolto da
Vittorio in veste di percussionista (live) degli Atomic System. In realtà
l’occasione è anche propizia per lanciare quello che fu il cantante del
fortunato hit dei Tritons, Satisfaction. I Tritons… ovvero quelli
del “punto interrogativo” che, durante una pausa in sala di incisione
(in Fonit Cetra), registrarono un 45 giri di cui non avrebbero immaginato
né il successo né lo strascico di polemiche (sì, proprio così, perché
quando i tre – senza Belleno – passarono in Polydor, alla Fonit
ricrearono i fantomatici Tritons – Country rock live by Tritons.
Ciò non piacque ai neo Ibis, tanto che, con altri musicisti,
rivendicarono la paternità degli sforzi del gruppo con altri… Tritons!!!). Su
queste basi nacque Johnny dei Tritons e con un’abile operazione di
marketing la Magma fece uscire un LP di classici anni Cinquanta e Sessanta
dal titolo accattivante e ”richiamante”: Twist and Shout with
Satisfaction. Intanto
gli Atomic System fecero il bis con lo pseudolive Tempi Dispari,
caratterizzato da due tracce (7/4 e 13/8, tanto per restare
in tema) ideali, in quanto a lunghezza, per improvvisazioni jazzistiche
(va detto subito, rette magistralmente dal professionismo di Rosset e
Baiocco, benché il “non jazzista” Vittorio De Scalzi non sfiguri
affatto alla chitarra). Un disco piuttosto ambizioso, quasi un tentativo
di agganciarsi al carro dei migliori (Perigeo e Dedalus) ma che, come
risultato, rimane inferiore alla media. In Magma trova spazio anche un giovane percussionista di origine indiana, Ramasandiran Somusundaran, già in organico con un’altra band genovese, i Maya. De Scalzi produce il suo Skinny Woman
che, per stile, fiancheggia la nascente disco-music. Tutto questo mentre
pesta le pelli per Pier Niccolò Fossati in Bambibanda e Melodie. L’attività
riprende due anni più tardi, quando l’appiglio più opportuno viene
dato dalla rifondazione dei Latte e Miele (che, comunque, da Papillon
– 1973 – in poi non si erano mai sciolti e avevano continuato a
suonare in giro). La ripresa dei lavori, da parte di Alfio Vitanza, si
concretizza nella realizzazione di Aquile e scoiattoli. La
formazione si amplia: un virtuoso all’Hammond (Luciano Poltini), una
voce efficace (Massimo Gori, impegnato anche alle chitarre e al basso
elettrico) e un polistrumentista (Mimmo Damiani). Maggiore attenzione alla
melodia, ma con una cantabilità ben controbilanciata da una scrittura
strumentale attenta a complesse verticalizzazioni. Una facciata A di
canzoni e una B con una delle suite più convincenti del progressive
italiano, Pavana (composta dall’ex tastierista Oliviero Lacagnina). In
realtà in Magma erano già cambiate un bel po’ di cose dal 1975. Gli
studi si erano trasferiti da Via Fieschi al Forte di San Martino
(spostandosi dal Centro al Levante della città), dove ancora oggi c’è
l’attivissimo Orange Studio (e lì ci si può imbattere tanto nella
“vecchia guardia”, quanto nei musicisti delle generazioni successive
quali i validissimi Andrea Maddalone, Matteo Merli e Roberto Maragliano).
In più, in squadra entra, in qualità di tecnico del suono, l’ex
batterista dei J.E.T., Renzo “Pucci” Cochis, all’epoca cognato di
Vittorio. E, come se non finisse qui, dal 1976 si sviluppa una diramazione
della Magma, la Grog, più attenta a produrre “manufatti sonori”
provenienti dalle ultime leve, che i talent scout cittadini seppero
segnalare agli intraprendenti fratelli De Scalzi (si, perché nel
frattempo il buon Aldo si sta avvicinando ai 20 anni, è un vulcano di
idee, il talento emerge a vista d’occhio e sta facendo musica per sé e
per gli altri). La
Magma ci regala, oltre alla terza uscita dei Latte e Miele, la reunion dei
New Trolls con il Concerto Grosso n. 2, un live e un ricordino
dell’Atomic System, con la bonus track di Una notte sul Monte Calvo. Di
più fa la Grog, propostasi come etichetta, in apparenza indipendente
dalla Magma. Curiosità (il rock pre-demenziale
dei Mandillo dell’ex Garybaldi Cassinelli, l’easy listening
strumentale – Rendez Vous - del Sigillo di Horus) si alternano ad
album di indiscutibile qualità (il prog sinfonico dei savonesi La Corte
dei Miracoli) e, su tutti, due capolavori (il semi-unplugged crimsoniano
di Principe di un giorno dei Celeste e l’inarrivabile episodio
canterburyano del Picchio dal Pozzo di Aldo De Scalzi & C.).
Il
1976 è l’anno d’oro di quell’esperienza discografica. Nonostante il
progressive stia attraversando una crisi profonda, al Forte di San Martino
la priorità della buona musica sviluppa una controtendenza. Nasce un
sound, che è proprio quello dello Studio G, una sorta di aroma sonoro,
comune ad ogni disco, capace di emergere appena messo sul piatto (sì,
proprio come se fosse una ricercata pietanza). Un
sogno che durerà pochi mesi, visto che l’ultima uscita (quel Rendez
Vous del Sigillo di Horus) reca la data 1977… (pubblicato
su “contrAPPUNTI” – Quaderno Trimestrale del Centro
Studi per il Progressive Italiano – a. II, n. 3, settembre 2005,
pagg. 15-21) Bibliografia: Enciclopedia rock ’70 (a cura di Riccardo Bertoncelli), Firenze, Arcana Editrice, 1987 Il Dizionario della canzone italiana, (a cura di Gino Castaldo), Milano, Curcio, 1990 P. Barotto Il ritorno del Pop Italiano, Luserna, Stilgraf, 2000 F. Mirenzi, Rock Progressivo Italiano Voll. I e II, Roma, Castelvecchi, 1998. Riccardo Storti, Codice Zena, Milano, Aereostella, 2005. Sitografia: |
http://www.centrostudiprogitaliano.it/
http://guide.supereva.com/musica_progressive/interventi/2005/09/224971.shtml